Recensioni Barbablues

Donati & Olesen tra Paolo Conte e comicità rumorosa

Come certi autori di best seller che ogni anno sfornano un libro, anche la coppia comica Donati & Olesen obbedisce a un ciclo. E, come con gli scrittori, ti chiedi: era meglio lo spettacolo (il romanzo) precedente ? Forse la domanda non ha senso, ma è nata spontanea, l'altra sera allo Juvarra, dove i due bravi attori fantasisti hanno presentato "Barbablues" con la regia di Giovanna Mori. Lo spettacolo ha un doppio sguardo. Da una parte mira a Paolo Conte, da cui prende in prestito, per rendergli omaggio, canzoni, atmosfere, tipi umani; dall'altra sguazza nella comicità rumorosa, onomatopeica, cartoonistica che è, da sempre, il lievito di una teatralità imprevedibile, un poco assurda, tutta di rimessa. Nella nuova avventura scenica, i due sono alle prese con uomini senza donne che tra palestre, fumosità da Mocambo, esotismo sognato, cercano un centro a cui aggregarsi. Non chiediamogli una storia coerente. Sarebbe forzare la loro natura di clown urbani. Limitiamoci a seguirli nei loro flash teatrali, che in "Barbablues" si caricano di tormentoni, di parole e di situazioni che ricorrono e si sovrappongono. Così ascoltiamo, e torniamo ad ascoltare, la storia della ragazza che si è sposata. Con chi? Fiorisce un elenco di nomi e di parentele in cui è facilissimo perdersi. Vediamo l'omino che ha vinto un viaggio premio a Cuba, ma incappa in una giornata di scioperi feroci, che inglobano facchini, scale mobili, controlIori di volo, piloti e persino i paracadute. Sono le insensatezze di cui Donati & Olesen sono splendidi esegeti. Ma il fatto nuovo di "Barbablues" è nella musica, nel repertorio di Paolo Conte, che i due eseguono a modo loro, con i loro strumenti fantasiosi e bizzarri, ma sostenuti (a garanzia) da Massimo Fedeli, che fa miracoli con fisarmonica e tastiere. Tutto bene, dunque? Mah. C'è un calcolo che non torna, in questa creazione; c'è qualcosa che mina l'impianto e rischia di farlo esplodere. Che può essere? Non le gag, che suscitano risate e applausi; nemmeno l'utilizzazione degli oggetti, sempre geniale. E allora? Forse è proprio lo sguardo doppio, che, come in ogni strabismo, allarga le prospettive fino ad evocare il vuoto.

Osvaldo Guerrieri La Stampa 29 Novembre 1998

"Barbablues", un gioiellino sul palco dello Juvarra

Donati & Olesen felicità e follia 

È subito festa al Teatro Juvarra quando tornano Donati & Olesen. La scena si riempie di una felicità inventiva dirompente che, pur facendo leva su essenziali meccanismi del riso, è capace di rinnovarsi in una gamma pressoché infinita di varianti. Donati & Olesen sono una splendida evoluzione del clown, di cui conservano l'apparenza di un mondo deforme ma senza dolore, dove il ritmo della vita, di quella vita. nasce dalla musica, e nella musica trova la sua linfa vitale. Surreali oltre ogni logica, le loro gags sono capaci di inanellarsi in un fitto gioco di rimandi fino a costruire ? è la loro poetica ? una struttura drammaturgica che si fonda proprio sui tormentoni e sulle ripetizioni: serrate, fulminee, funamboliche e spesso imprevedibili. Su questa linea il loro ultimo spettacolo, Barbablues, è un piccolo gioiello, con una variante in più, però, con una scommessa forte per tentare un salto di novità. Di cosa si tratta? Della scelta di partire dalle musiche e dalle canzoni di Paolo Conte, ovvero dall'antitesi assoluta del loro universo: da un lato il clima malinconico dell'uggia quotidiana, dall'altro la frenesia assoluta. Ne nasce uno spettacolo che in apparenza sembra imparentato con un Varietà, per quel suo misto di "numeri" musicali e di scenette. Ma è solo il primo impatto. Da perfetti illusionisti della risata Donati & Olesen sanno manipolare parole e situazioni, e dal cilindro della loro follia esce una girandola irresistibile che tutto cattura e riplasma. L'inquietudine esistenziale e il buffo stravolto della vita si rincorrono in un labirinto di specchi deformanti, dove altro non. si fa che ridere, a crepapelle, della nostra stessa mostruosità. Destino beffardo del quotidiano, questo, che ci perseguita ta per strada, in casa, al lavoro, in palestra, dal barbiere, all'aeroporto e via via dappertutto, fin sulla sedia elettrica del condannato e ancora oltre, negli organi espiantati, per una guerra eterna senza esclusione di colpi. E inutile dirlo, si ride dall inizio alla fine, godendo di tante piccole genialità. la scena oltre a Giorgio Donati e Jacob Olesen è presente, in maniera determinante, Massimo Fedeli, virtuoso della fisarmonica e delle tastiere; la regia è firmata da Giovanna Mori

Alfonso Cipolla La Repubblica 1 dicembre 1999